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25-10-93 da P.P.Pasolini

LA SAPIENZA

LO SPIRITO R.:



Scrittore, poeta, regista, uomo eclettico, sicuro di sé, a volte spavaldo, sempre cortese, ingordo, di quell’ingordigia malsana che tutto vuol capire, tutto vuol provare, tutto vuol sottomettere a sé. Sempre pronto al dialogo, alla critica acuta, vitale e creativo, eppure roso dai dubbi. La sua coscienza non gli dava tregua, le sue tendenze non gli davano pace. Voleva e non voleva, pretendeva, ma sapeva anche dare: una vita vissuta così. Poi, di colpo, il buio, il gelo, la solitudine. Ritrovarsi faccia a faccia con la sua coscienza, quella stessa coscienza che tanto lo aveva disturbato, che tanto lo aveva infastidito, fu per lui qualcosa di veramente insopportabile. Lui, cultore della bellezza, dell’armonia, della sapienza, si ritrovò con un’anima storpia.
Tutto il bene si trasformò in male, tutto il male, o, meglio, quello che lui aveva ritenuto male, come la sofferenza, la malattia, la povertà, la mansuetudine, l’umiltà, tutto si trasformò all’improvviso. Quanto ha sofferto quest’uomo, che per tutta la vita aveva soffocato la sensibilità di cui Dio lo aveva dotato, voi non potrete mai capire. Ci sono persone sulla terra che soffocano la sensibilità, la esasperano, vorrebbero con un tocco magico, con la loro genialità, servendosi di quei doni che la natura ha dato loro, ribaltare gli equilibri, le negatività, le imperfezioni che accompagnano gli uomini sulla terra e non capiscono che, se Dio lo permette, è evidente che tutto questo è necessario per la realizzazione della personalità, sulla terra prima e in cielo poi.
Pasolini è stato così. Aveva orrore delle miserie umane e pensava di dover correggere quanto la natura aveva stabilito, sogno tanto ambizioso quanto assurdo. Gesù ha segnato la via del Golgota, fermiamoci tutti e adoriamo, in cielo e in terra, questo Figlio di Dio, questo Creatore dell’universo che ha inteso plasmarci in base a criteri divini e non umani. Pasolini ora, grazie all’Indulgenza da voi per lui offerta e di cui ha beneficiato, è di colpo salito in un cielo che lo sta aiutando a comprendere tutto ciò e, se è vero che la pace e la serenità finalmente albergano nel suo animo, è altrettanto vero che il dolore per la cecità e l’ottusaggine, per adoperare i suoi stessi termini, lo fa bruciare di vergogna.

PASOLINI:
Sono arrivato alle soglie dell’inferno. Ero convinto di avere un’intelligenza superiore, non è che mi ritenessi un superuomo, ma senz’altro ero convinto di appartenere a quell’esiguo, sparuto gruppo di individui che comprendono e vedono al di là delle cose. Questa è superbia e senz’altro questo è stato il mio peccato. L’uomo sulla terra non può comprendere: solo i piccoli si possono avvicinare alla verità, perché l’umiltà, rendendo leggera l’anima, la fa vibrare all’unisono con il suo Creatore.
Sorelle carissime, io vi urlo dal profondo della mia grande miseria: siate semplici! Contribuite a medicare le piaghe dell’umanità con il vostro amore e considerate sempre nemica la vostra mente. Siate semplici, vi scongiuro, sorridete, accarezzate con gli occhi, con le mani, con le labbra, accarezzate gli ultimi, i confusi, coloro che non comprendono, coloro che non sospettano di avere un’anima, coloro che cercano al di fuori di se stessi. Prendeteli per mano, riportateli alla luminosità del loro animo. Tutto il resto, tutto ciò che vi circonda, che vi abbaglia, che vi stordisce, non ha valore. La vita è un sogno, la vita è una prova generale. Non voglio stancarvi, ma mi urge che voi capiate che la vita vera è qui, è proprio qui, io sono vivo ora, qui. Prima non ero. Capite voi questo? Voi ora siete ombre. Ora lascio spazio ad altri, anche perché mi rendo conto che forse voi a queste considerazioni eravate già giunte, mentre io, geniale e creativo com’ero, mi muovevo all’interno della mia cecità. Vi auguro la conoscenza della Verità.

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