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7-6-93 da Filomena, un'anima

LA SAPIENZA

da Filomena



Sono Filomena, una ragazza del Sud della Francia. Nulla io posso dire per arricchire il vostro già ricco bagaglio di conoscenze dell’aldilà. Io povera e misera mi ritrovo in un posto squallido dove tutto è grigio, né luce né tenebre, né freddo né caldo, né gioia né dolore: il nulla. Sento dentro me e intorno a me il nulla. E’ una sensazione spiacevolissima che mi provoca sofferenza, fastidio, ansia, bisogno di cambiamento. In questo deserto fatto di silenzio, di vuoto, tento di ricordare ciò che da piccola mia nonna mi raccontava dei santi, della Madonna e di Dio. Chiamo, ma nessuno mi risponde; sospiro, ma nessuno mi conforta. Come sperare in questa situazione di vuoto totale? Nella vita sulla terra non mi sono mai posta il problema di Dio, perché non mi interessava. Mi piaceva vivere, amare, godere, anche a spese degli altri. Cercavo di soddisfare tutti i miei bisogni. Non eravamo ricchi, ma a me non è mai mancato nulla, perché prendevo ciò che non potevo avere. Ora non ho più nulla. Non ho affetti, non ho oggetti, non ho conforto, non ho speranze, e questo è il male peggiore. Nel mio isolamento non ho da confrontarmi con nessuno. Il vostro Padre Remigio mi ha incontrata così: vuota e priva di ogni incentivo a tentare di migliorare la mia condizione. Meglio sarebbe stato finire del tutto, non essere più. Che senso ha avere coscienza di me e contemporaneamente sentirmi morta? Voi sapete implorare: supplicate per me l’Altissimo. Che qualcuno venga a tendermi la mano. Se almeno potessi dormire! L’oblio è la mia maggiore aspirazione. Ho voluto descrivervi il mio stato perché voi chiediate per me quello che ritenete utile per la mia esistenza in questo posto di morte. Potessi almeno gridare, aggredire qualcuno: il nulla. Solo il nulla è la mia compagnia, tetro e spettrale questo silenzio mi soffoca. Un colore, una musica, una voce: che io mi aggrappi a qualcosa! Qualcuno mi indichi come uscire da questo vuoto: abbiate pietà di me. Se potete, fate qualcosa. Non so se anch’io potrò mai fare qualcosa per voi, ma se riuscirete a tirarmi fuori da questa angoscia, cercherò di capire come potervi ricompensare. Ora vi saluto: voi siete quella mano, quella speranza a cui disperatamente mi aggrappo, tenetemi forte, non lasciatemi cadere sempre più nel vuoto, abbiate pietà. Quando guardate i fiori, il sole, il mare, ricordatemi: mi piacevano tanto i colori! Siate benedette. Ciao.  

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