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da Pino, un'anima

MESSAGGI

1 – 5 – 10


La Trinità ti invia il tuo amico. Ha bisogno di conforto più che di aiuto e quello gli può venire da coloro che lo hanno accompagnato in terra e che sono cari al suo cuore.
La Trinità permette che venga lanciato un ponte tra le due dimensioni, giacché sono persone buone e di animo gentile, intimamente vicine alla fonte del Bene. Anche loro pregano, piangono, rimpiangono. Un ponte oggi verrà gettato, foriero di buoni avvenimenti, affinché tocchino con mano la realtà dell’altra dimensione, la sopravvivenza dell’anima al corpo. Nulla è andato perduto di chi essi amano. P. è qui, felice, incredulo, speranzoso di poter raggiungere concretamente chi gli ha voluto bene. A te la parola.

PINO
Ciao, ciao. E’ vero, non ci credo ancora. Non pensavo fosse possibile.
Morire è brutto. Non perché si muore (non si sente niente), ma perché NON si muore. Sei sempre tu e, a un certo punto, ti accorgi che non ti vede più nessuno. Parli e non ti sentono, li abbracci, macché. Continuano a piangere. Rimani come un cretino.
Sì, passi avanti ne ho fatti. Mi hanno accolto quelli che hanno detto di essere i miei Maestri. C’erano anche due Angeli. Dopo un po’, me li sono ricordati. E’ vero. Ogni volta che vengo in terra loro vengono con me ad aiutarmi. Noi, noi uomini, li chiamiamo ‘la voce della coscienza’. In realtà, la voce di Maestri ed Angeli personali. Sono andato a scuola, ho imparato o, dovrei dire, ‘reimparato’ un sacco di cose. Capisco meglio i perché, della vita e della morte. E si muore proprio come è necessario morire perché le cose vadano al meglio. Piano piano ti svegli e ti ricordi che abiti qui, che sei di qui, che eri andato a fare un lavoro ‘fuori’, cioè sulla terra. Ma sei tornato a casa. Il dolore più grande è per quelli che lasci, perché il rapporto si interrompe. Tu li vedi, li senti, ma loro no. E pensano a te come a uno ‘morto’. Il fatto è che non muore mai nessuno. E il corpo che ho è esattamente quello di prima, però giovane. Non fumo più… Non ne ho bisogno. Ho imparato ad esprimermi meglio ( vi’ ci bell’ discors’ ca ste a fe) e mi sento un signore.
Il clima è bellissimo, temperatura mite, cielo di molti colori, bellissimo. Tutti tenui e riposanti o, se ne hai bisogno, rinvigorenti. E poi c’è tutto il resto, pure il mare che mi piaceva tanto. E belle cose, bei paesaggi, brave persone. E tutti i cani e i gatti che vuoi. Stanno su un prato, insieme. Sono tutti animali domestici. Ma ci sono anche i cosiddetti ‘selvaggi’, che, però, sono buonissimi, ma stanno separati. Ho trovato tutti gli animali miei, e me li porto appresso. Siamo contenti.
Ma Maria piange. E, qualche volta, anche N.. Con tutto che, ora, ha la famiglia sua. Mio figlio è giovane, ha la famiglia, la carriera. Maria piange più di tutti, ma fa la nonna allegra, la mamma che aiuta. Ma la sera piange. Il letto è vuoto. E, invece, io sono lì.
Marì, ste ddò, a vu capisc’. Non so’ murt. Ste ddò.
E allora, che volevo dire: parla con me. E tu non senti le risposte. Va bbu’, ma i’ sent’ i ddomand’. E pù fe pure nu picch di conversazion’, accssì, tant’ p’ parlè. Me sto a mparè a parlà nella mente e con i sogni. Stett’ attint’. Qualche cosa t’a pozz’ dì. Marì, pure io teng’ abbsugn’ d’ ta. Ma tu m’a pensè vivo. Il problema è questo: tu pensi chissà dove sono finito e io sto lì, vicino a te. E’ tutto finito, la vita è finita, non resta più niente’. Ma non finisce mai.. Quello è il bello: la vita continua. Si lascia il corpo vecchio, si prende quello nuovo senza protesi, si cammina veloce, si corre, si ride, si gioca con i cani. Uno splendore.
Se solo tua moglie non piangesse davanti al ritratto.
Davanti al ritratto tu di’: ciao P. Oggi ho fatto questo…. questo… questo. Ho un problema. Puoi venire in sogno chissà mi aiuti? Oppure: non ho nessun problema: vienimi in sogno e damm’ nu vas’. E non maledire le sigarette. Che c’entrano? C’è un perché per ogni cosa. Non ci si ammala gratùs, ma perché c’è bisogno della malattia per guarire qualche altra cosa di te nel mondo superiore. Credimi. Non è a dispetto, ad addolorare una famiglia felice. Non è così. La malattia serve a chi ce l’ha per farlo guarire nell’altro mondo da altre malattie che aveva prima. E me lo hanno spiegato e l’ho capito. La malattia ti è sembrata breve, ma era lunga. Me la trascinavo da tanto tempo. E ora sono guarito. Sono giovane. Ti aspetto. Ci metteremo ziti di nuovo, ti porterò al mare o dove vorrai andare. Vivi con tranquillità.
Mo’ che muori, non sentirai niente. Se non te lo dicono che sei morto (e nessuno ci crede mai), non te ne accorgi proprio. Tutto quello che hai visto apparteneva al vestito vecchio, al corpo fisico, e là è rimasto. Non ho sofferto neanche troppo, come pareva a te, che piangevi di nascosto. Che ti credi, che sono scemo? Me ne avvertivo. Ma non ti dicevo niente, per non farti piangere di nuovo. Ci siamo voluti bene. Assai, Marì. E ancora ce ne vogliamo. Abbi un poco di pazienza e torneremo insieme. Questo ti volevo dire: io ci sono. E parlami con il sorriso, non con le lacrime. Ci siamo fatte tante risate. Mo’, continua. Se ridi, io ti sento e sono contento. Se piangi, io ti sento e sono infelice. Ti dico un piccolo segreto: ogni volta che uno mi pensa, io so chi è e che cosa pensa. Quindi, ogni volta che mi pensi, sei insieme a me.
N. lo sa che L. sa fare queste cose, non si meraviglierà. Tu pure, non ti meravigliare. Oggi ho avuto questo permesso, non so se si può ripetere, ma Dio ( lo sai che c’è veramente? Ma non si vede. Si vede una specie di Luce bianca vibrante. Però nel cuore si sentono l’amore e le parole di benvenuto. E’ un Padre. Per tutti.), ma Dio voleva che tu non piangessi. Che lo sapessi che io ci sono, e pure gli animali. Pensaci insieme, come siamo contenti.
L’aldilà è un posto bellissimo, altro che l’aldiqua. Solo, restiamo in contatto. E come? Pensami, pensami vivo. Pensa che sto soltanto un poco lontano. E pure più giovane di te. Vedrai ci so’ bell’. Ma, pure tu. Come arrivi ringiovanisci. I’ ti voglio bene assai, più di prima. E allora ridi, ridi, Marì. La morte è una beffa, una presa in giro: non si muore veramente. In Chiesa stavo vicino a te, mica nella bara. Lì c’era solo il vestito vecchio.
Baci a papà, N. Il bambino sta bene e cresce bene. Sei stata una figlia speciale, più di tuo fratello. Vi voglio bene a tutti quanti.
Ah, il 2 Novembre scendiamo proprio nel cimitero, quindi parla con me, che sto lì, proprio lì. E mandami il sorriso, non le lacrime. Io sono vivo. Per sempre. Ricordatelo. Devo venire nel sogno ad abbracciarti, aspettami Marì. Siamo ziti per sempre. Non finisce niente, mai. Tutto continua. Più bello di prima. Ti abbraccio, ti do tanti baci.
La Luce mi sta chiamando indietro, i Maestri mi hanno aiutato a parlare, forse torno da L. ma ora non lo so. Hai capito non piangere più? Se no piango pure io. Ridiamo, invece, tutti e due, come prima. Noi siamo, tutti quanti, sulla terra insieme a voi. Ogni tanto lavoriamo per Dio, studiamo, ma sempre vi veniamo a trovare. Un bacio per ciascuno, a tutti.  P.   

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