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E' colpa di Dio

LA CONOSCENZA

11 – 09 -09                                                                

L’UOMO ATTRIBUISCE A DIO LA RESPONSABILITA’ DEI PROPRI ERRORI
Dallo spirito K.



L’uomo insozza la sua immagine fatta a somiglianza di Dio e, così facendo, insulta il suo Creatore e si sottomette al Maligno, striscia davanti a lui come un servo, e tale, infatti è, uno schiavo privo di dignità, di valore, di cui Esso si serve per colpire e disprezzare il Sommo Bene. E l’uomo lo aiuta in quest’opera, diventando un abominio, andando contro se stesso e la natura divina che è in lui.
L’uomo accusa il proprio Creatore di aver voltato le spalle all’umanità,
di non essere solerte nell’accontentare desideri, esigenze o quelle che vengono scambiate per necessità e sono solo orpelli.
Si travisa l’amore che Dio ha per l’umanità, la sua bontà, la sua premura di far crescere i suoi figli e renderli, così, inattaccabili allo Spirito del Male.
Si creano falsi miti, false necessità, falsi desideri e, se questi non vengono soddisfatti, di tutto si incolpa Dio.
E’ di Dio la colpa se il Paese va alla rovina, se le famiglie dei disoccupati sono disperate, se la malattia che non perdona si porta via chi si ama, se i bambini soffrono la fame, la violenza, se gli inermi sono perseguitati e privati delle libertà più elementari. Perché l’uomo delega tutto a Dio invece di rimboccarsi le maniche e di provvedere a sanare i propri errori, la propria remissività e acquiescenza dinanzi agli impulsi del Male. Sono i troppi sì che l’umanità pronuncia quelli che danno al Male la possibilità di infilare il piede nella porta e poi di spalancarla. E, una volta che è entrato con tutte le sue truppe, quanta fatica per ristabilire l’ordine.
L’uomo piange e si dispera, ma non si chiede quanta colpa abbia nell’avere spalancato la porta al Male. La colpa è di Dio che non interviene, che permette. Dio permette, sì, ma proprio per sanare, attraverso la sofferenza e il sacrificio, quel male che, altrimenti, si allargherebbe a macchia d’olio distruggendo ancora di più sul suo percorso.
Ma chi ha creato le condizioni perché ciò avvenisse è l’uomo con i suoi tanti sì, all’ignavia, all’indifferenza di fronte al dolore e alla sopraffazione di molti, ai lutti, alla paura, alle necessità del fratello. Anche quelli che chiudono gli occhi e il borsellino di fronte al nero piazzato di fronte al supermercato, con gli occhi privi di luce e di speranza, anche quello ha le sue brave responsabilità. Perché un atto d’amore molto può fare per sanare il proprio karma e, quindi, quello della propria città e, in ultimo, del mondo. Offrire un obolo, infatti, questo significa: io ti voglio bene, tu per me esisti e vorrei per te che la tua vita fosse migliore. E potrebbe esserlo se l’umanità non venisse continuamente piegata e confusa, se gli impulsi che il Male invia non trovassero terreno fertile nella piccolezza, nell’avidità, nel tornaconto, nello sciovinismo, nel maschilismo, in ogni forma di egoismo che allontana l’uomo dalla natura divina che è in lui.








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