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S. Maria Maddalena

LA SAPIENZA

S. MARIA DI MAGDALA


Sorelline mie, come avete già sentito, sono Maria di Magdala. Non vi meravigli la mia presenza qui stasera. Da anni la vostra mamma spirituale vi raccomanda a me e si raccomanda a me perché io vi insegni a seguire Gesù come io l’ho seguito. Una vita di peccato mi aveva portato all’aridità più bruciante, alla solitudine interiore più agghiacciante, alla doppiezza dell’ipocrisia più avvilente. Mi trascinavo per le strade della mia città segnata a dito da tutti i miei compaesani, insultata e derisa, sempre più aggressiva e vagabonda, priva della più necessaria dignità, quella, pur minima, che tutti dovrebbero conservare.
Il mio incontro con Gesù fu sconvolgente: mi fissò senza fiatare, mi guardò nell’anima, mi accorsi, in quell’istante, di essere sudicia, povera e malata, tanto che avrei voluto sprofondare. Ero molto agghindata e questa vergogna verso me stessa presto si tramutò in ribellione verso colui che si era arrogato tanto potere, il potere, cioè, di sconvolgermi. Mi feci largo tra la folla e lo avvicinai per provocarlo con la mia bellezza. Lo sguardo di Gesù si fece triste e questo mi portò a una totale confusione: ero disarmato di fronte a quell’uomo che, senza batter ciglio, se è vero che non mi aveva svestita, come tutti, mi aveva denudata. Questa seconda volta non ressi allo sconforto e alla vergogna, caddi a terra ai suoi piedi senza, però, osare sfiorarglieli. Avevo orrore di me stessa e non riuscivo a pensare, quest’orrore mi riempiva tutta e dilagava persino intorno a me, non potevo arginare tanta disperazione, avevo ridotto la mia vita a qualcosa di talmente immondo che nessuno, nemmeno Dio avrebbe mai potuto perdonarmi. Gesù si chinò verso di me, mi tese la mano e io, senza rendermene conto, con abbandono totale poggiai la mia. Una forza incredibile si sprigionò da quel contatto: non ero sola, non lo ero mai stata. Di colpo mi sentii guarita, ma quello che più era prepotente in me fu il bisogno di offrire al Signore la mia dignità di creatura che aveva ricevuto da Dio il dono della vita che io stavo sprecando. Tutto il resto lo capii pian piano, con il passare dei giorni, ma di una cosa fui certa: non avrei più permesso a nessuno di disprezzarmi, perché io appartenevo al Re dei Re. E mi consegnai a Lui. Ho trascorso il resto della mia vita irrigando le mie guance di lacrime, lacrime di gioia e lacrime di dolore. Non ne ero degna, eppure ero salva. Lo amai con tutta me stessa e mille volte avrei dato la mia vita perché tutti lo amassero, volevo amato L’AMORE. E a voi, che mi siete state affidate, dico: amate L’AMORE, siate le regine dell’amore. Se questo l’ho potuto io, la più miserabile tra le miserabili, quanto più dovreste riuscirvi voi. Che Gesù vi guardi con il suo sguardo d’amore a cui nessuno può resistere. Io pregherò perché questo si realizzi. Vi benedico.











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